Prima di partire – La Serie
1- L’India è un amplificatore
Qualunque cosa tu stia aspettandoti, l’India sarà diversa.
È quello che osservo, anno dopo anno, accompagnando persone a Varanasi e Ujjain. Arrivano con immagini precise : il Gange all’alba, i crematori, le cerimonie serali, il caos colorato delle strade , e tutte quelle immagini sono vere. Ma la realtà che trovano ha una qualità diversa da qualsiasi immagine. Più fisica, inmediata, più personale di quanto si aspettino. Ho trovato una sola metafora che regge davvero, in anni di lavoro con chi arriva in India dall’Europa: l’India è un amplificatore. Prende quello che c’è già e lo rende più visibile.
Rivela quello che era già lì
Se porti gioia, la trovi amplificata. Se porti paura, la trovi amplificata. Se porti curiosità genuina, quella curiosità trova da ogni parte materiale su cui lavorare. Se porti il bisogno di controllo , e quasi tutti lo portano, in forme diverse , lo trovi sbattuto in faccia con una precisione quasi comica, perché l’India è il posto meno controllabile che esista. Rivela quello che era già lì. Le tensioni che normalmente tieni sotto controllo, il bisogno di approvazione che non avresti mai ammesso, la fatica di stare nel presente senza riempirlo di pianificazione, la resistenza a ciò che non capisci, la tendenza a cercare una spiegazione prima ancora di aver vissuto l’esperienza. Queste cose esistevano già prima di salire sull’aereo. In India diventano visibili. E diventare visibili , anche quando è scomodo, anche quando non ci piace quello che vediamo , è il primo passo per fare qualcosa di diverso.
Cosa succede ai crematori
Porto le persone a Manikarnika , il crematorio principale di Varanasi , quasi ogni volta che accompagno un gruppo. È un posto che quasi tutti vogliono vedere, e che quasi tutti vedono in modo completamente diverso da come si aspettavano.Chi pensava di essere a proprio agio con la morte si ritrova turbato in modo inaspettato. Chi pensava di essere particolarmente sensibile si ritrova stranamente calmo. Chi aveva costruito un’aspettativa precisa (l’esperienza mistica, la profondità, la rivelazione ) si ritrova spiazzato da qualcosa che non rientra in nessuna categoria che aveva preparato.Una volta una donna mi ha detto, dopo la visita: “Mi aspettavo di piangere. Invece stavo solo guardando. Come quando guardi il fuoco.” Quella descrizione mi è rimasta perché non aveva trovato quello che cercava ma qualcosa di più reale.
L’amplificatore funziona come dobbiamo, non come ci aspettiamo.
È uno spazio, aperto. Questo è il punto che cambia tutto nel modo in cui penso al viaggio in India: GO INSIDE crea le condizioni perché qualcosa di reale possa accadere. Alcune persone tornano con domande nuove, alcune tornano più silenziose, alte tornano con qualcosa che non riescono ancora a spiegare : una sensazione, una diversa familiarità con il tempo, una leggerezza o un peso che non sapevano di portare. Nessuna di queste è la risposta giusta, sono tutte risposte reali.
Nei prossimi sei articoli scrivo di come prepararsi a stare in questo spazio. Parlo del corpo, del disagio, dell’osservazione, di cosa conviene lasciare a casa prima di partire, di cosa sono davvero Varanasi e Ujjain. Tutto quello che ho imparato osservando le persone in questi luoghi e osservando me stessa.
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