Go Inside Journal

Prima di partire – La Serie

4 – Quattro cose che conviene lasciare a casa

Parlo di abitudini mentali. Ce ne sono alcune che funzionano bene nella vita quotidiana e che in India diventano zavorra. L’India le smonta una per una. Anzi, le smonta una per una, con una precisione che all’inizio sembra crudele e che poi si capisce essere uno dei suoi doni.

1. L’urgenza di capire subito

Siamo abituati a dare un senso alle cose nel momento in cui accadono. Vedi qualcosa, lo categorizzi, vai avanti. È un riflesso utile nella quotidianità , rallentarlo sarebbe impossibile e controproducente. In India questo riflesso si scontra continuamente con luoghi e situazioni che non si lasciano categorizzare rapidamente. Un rituale che vedi per la prima volta ha strati di significato che non si aprono alla prima visione. Un luogo che ti disturba ha qualcosa da dirti che emerge solo se ci stai abbastanza a lungo, senza aver già deciso cosa sei. Una persona che ti guarda in un modo che non riesci a leggere potrebbe avere ragioni che non appartengono a nessuna delle categorie che conosci. L’esercizio utile prima di partire: allenarti a rimandare il giudizio. Lasciare qualcosa in sospeso per un giorno. Chiederti cosa emergerebbe se smettessi di sapere per un po’.

2. Il bisogno di controllo

Questo è il più comune e il più difficile da vedere in sé stessi, perché spesso si traveste da organizzazione, da efficienza, da rispetto degli altri. Non sembra controllo , sembra competenza.  In India il controllo è un’illusione concreta. I tempi cambiano. I piani si disfano. Un rituale che doveva durare un’ora ne dura tre. Una strada chiusa ti porta in un vicolo che non cercavi e che vale più della destinazione originale. La puja che pensavi di seguire dall’esterno ti si avvolge intorno e non sai più molto bene dove sei.  Chi ha un alto bisogno di controllo spende tutta la sua energia a resistere a ciò che succede. Ed è stancante , molto più del caos reale. La resistenza è quello che stanca, non il caos. La cosa utile è sviluppare una certa leggerezza rispetto al fatto che le cose non andranno come previsto. Che quello non è un fallimento. Che il piano B, in India, spesso è migliore del piano A.

3. Il programma come riparo

Il programma di viaggio diventa un problema quando serve a non essere presenti. Finché c’è qualcosa da fare, da vedere, da segnare sulla lista, non devi confrontarti con quello che l’India sta generando in te. Il programma riempie il silenzio. Riempie il vuoto. Dà la sensazione di stare vivendo pienamente il viaggio.  Ho visto molte persone completare ogni elemento del programma con grande efficienza e tornare a casa con la sensazione di non aver davvero toccato niente. E ho visto persone perdere un’intera mattinata in una conversazione improvvisa con uno sconosciuto in un vicolo, e tornare con qualcosa che ancora faticano a descrivere. I momenti più importanti accadono spesso nel mezzo. In quelle mezz’ore senza programma in cui la mente smette di correre e qualcosa di più sottile inizia a mostrarsi. Prepararsi a lasciare spazio al mezzo è forse la preparazione più utile che esiste.

4. La spiritualità come identità definita

Questo vale in particolare per chi arriva con una ricerca interiore già strutturata: meditatori con anni di pratica, insegnanti yoga, persone che hanno fatto percorsi di crescita personale. Il rischio non è la preparazione , la preparazione aiuta. Il rischio è arrivare con un’immagine di sé come persona spiritualmente avanzata, e poi trovare un’India che non corrisponde a quell’immagine.

La spiritualità indiana è fisica, rumorosa, caotica, a volte violenta nella sua intensità. Devozione e commercio nello stesso posto. Sacro e sporco che convivono senza separazioni nette. Morte e nascita nel medesimo momento, sulla stessa riva del fiume. Chi arriva con etichette da difendere — “sono una persona spirituale”, “ho già fatto questo lavoro” , a volte trova l’India difficile da accogliere perché l’India non rispetta le etichette. Chi arriva senza, aperto a trovare qualcosa che non sa ancora nominare, trova quasi sempre molto di più

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