Prima di partire – La Serie
3- Il corpo sa prima della mente
Prima che tu riesca a elaborare qualcosa, il tuo corpo ha già reagito.
L’aria di Varanasi al mattino ha un peso particolare , umidità, incenso, fumo dei crematori, il profumo dell’acqua del fiume. Il calore di Ujjain è diverso: più secco, più fermo. Il rumore della folla nei ghat non assomiglia al rumore delle folle europee , ha ritmi diversi, pause diverse, una densità che il corpo sente prima di riuscire a descriverla. Questi non sono dettagli di colore. Sono informazioni che arrivano prima che tu decida di lasciarti attraversare dal posto. L’India inizia a lavorarti dal momento in cui atterri, attraverso il corpo , prima ancora che la mente abbia iniziato a interpretare.
Ascoltare invece di gestire
Nella vita quotidiana siamo abituati a trattare il corpo come qualcosa da gestire. Lo trasciniamo da un posto all’altro, lo nutriamo, lo curiamo quando fa male, lo ottimizziamo quando possiamo. Raramente lo ascoltiamo come fonte di informazione su quello che ci circonda. Il corpo reagisce ai luoghi con una velocità e una precisione che la mente non può eguagliare. La tensione nelle spalle quando entri in certi spazi. Il respiro che si fa più corto vicino ai crematori, o più lungo certe mattine sul Gange. La stanchezza improvvisa dopo un’ora in un tempio , una stanchezza che non ha a che fare con i passi fatti, ma con la quantità di cose che il sistema sta elaborando.La leggerezza inaspettata in un luogo che non ti aspettavi di amare. La sensazione di camminare su pietra consumata da secoli di piedi è qualcosa che il corpo sente come una presenza, non come una superficie.
Queste sono informazioni. Prima di partire, inizia a raccoglierle.
Un check-in quotidiano con il corpo , non per valutare se stai bene o male, solo per notare. Dove senti tensione? Dove sei leggero/a? Cosa sta trattenendo, cosa sta lasciando andare? Cinque minuti al giorno. Per riprendere l’abitudine di ascoltare prima di arrivare in un posto che ti chiederà di farlo continuamente.
La stanchezza profonda
In India ci si stanca in modo diverso da come ci si stanca in una città europea. È una stanchezza che viene dalla quantità di stimoli ( visivi, sonori, olfattivi, emotivi ) dalla densità degli incontri, dall’intensità dei luoghi. Il sistema nervoso lavora molto di più del solito, anche quando stai semplicemente camminando. Ho visto molte persone interpretare questa stanchezza come un segnale che qualcosa è andato storto. Come se stessero vivendo il viaggio nel modo sbagliato. Come se chi sembrava energico stesse facendo qualcosa di meglio. Quasi sempre è il contrario. La stanchezza profonda è il segnale che qualcosa sta succedendo. Che il corpo sta elaborando qualcosa di importante. Che il sistema sta cambiando ritmo e che il nuovo ritmo, all’inizio, costa fatica.
La stanchezza profonda è il prezzo dell’attenzione vera.
Il corpo e il tempo a Ujjain
C’è un’osservazione che ho fatto più volte a Ujjain e che è diventata la base del lavoro che facciamo lì con Kalakaya: il corpo percepisce il tempo in modo diverso dalla mente. La mente tiene il tempo con gli orologi, con le scadenze, con la sensazione di quanto sia passato e quanto manchi. Il corpo tiene il tempo con il respiro, con la fame, con la luce, con il ritmo delle cose intorno. A Ujjain , dove i rituali scandiscono la giornata con una precisione cosmologica che ha tremila anni , il ritmo del corpo e il ritmo del posto a volte si incontrano in un modo che è difficile da descrivere prima di averlo vissuto. Molte persone che hanno visitato Ujjainn parlano di un rallentamento. Di giornate che sembrano avere più spazio dentro. Di una sensazione di essere più presenti, anche in momenti in cui normalmente sarebbero altrove con la testa.
SE VUOI VIVERE QUESTO
Kalakaya · India nel Corpo
Kalakaya e’ il lavoro specifico che facciamo a Ujjain sul rapporto tra corpo, tempo e percezione. India nel Corpo e’ un percorso di dieci giorni centrato sull’esperienza sensoriale e corporea dell’India. Entrambi partono da qui — dall’ascolto. → indiainviaggio.it

